Net-zero Economy: qual è il ruolo delle aziende?

Net-zero Economy: qual è il ruolo delle aziende?

Net-zero Economy: qual è il ruolo delle aziende? 1024 575 Trendsformative

Ford, Nike, Microsoft, Danone… una dopo l’altra, le grandi aziende internazionali e interi settori (come l’industria aeronautica) si stanno impegnando a ridurre le emissioni di carbonio. Queste dichiarazioni di intenti, che in generale si estendono fino al 2050, sono un segnale di una presa di coscienza globale. La questione non riguarda più tanto la destinazione finale, ma come arrivarci. Quali sono le soluzioni concrete per raggiungere gli obiettivi prefissati? Tra le varie possibilità, tre leve d’azione sono diventate imprescindibili.

Pwc1 ha stimato che mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5° C – in linea con la traiettoria dell’accordo di Parigi – significherebbe raggiungere un tasso annuo di decarbonizzazione dell’11,7%, un livello cinque volte superiore ai risultati ottenuti prima della pandemia (2,4% nel 2019). Sebbene questo obiettivo sembri ancora irraggiungibile, a causa della crescente pressione dell’opinione pubblica in tutto il mondo, i soggetti pubblici e le aziende private si stanno impegnando per la transizione climatica.

Misurare le emissioni, primo passo difficile ma inevitabile

Gli annunci si moltiplicano, ma come tradurre le parole in azione? La sfida della neutralità del carbonio per un’azienda risiede nella sua capacità, da un lato, di ridurre al minimo le emissioni di gas a effetto serra e, dall’altro, di raggiungere un equilibrio tra queste ultime e il loro assorbimento attraverso pozzi naturali di assorbimento del carbonio (come suolo e foreste). Chiaramente, tutti questi dati devono essere raccolti e quantificati. Come spiega Arnaud Doré, Direttore di Nature-Based Solutions di Ecoact, impresa del Gruppo Atos: “Sebbene sia indispensabile ridurre drasticamente le emissioni e finanziare progetti che aumentino la nostra capacità di cattura e stoccaggio, raggiungere l’obiettivo net-zero significa soprattutto realizzare misure precise, complete e obiettive.”

Questa è la prima grande sfida da affrontare sulla strada verso le zero emissioni nette. In una recente indagine condotta su 1.290 organizzazioni in 12 paesi2, Boston Consulting Group (BCG) ha rilevato che solo il 9% delle aziende misura sia le proprie emissioni dirette che quelle indirette (principalmente quelle dei fornitori). Nonostante l’indagine abbia evidenziato che “misurare le emissioni di CO2 in modo esaustivo, preciso e regolare” è essenziale per raggiungere gli obiettivi di riduzione, l’81% degli intervistati ha omesso parte delle proprie emissioni interne nelle relazioni e il 66% non ha dichiarato alcuna emissione indiretta – nonostante queste ultime rappresentino quasi il 90% del totale.

Solo identificando le principali fonti di emissioni di carbonio e le loro proiezioni future le aziende potranno determinare la strategia da attuare, ripensare il budget da allocare, riorientare le priorità aziendali, trovare i partner giusti con cui collaborare, ecc. Nell’affrontare questa sfida, le aziende possono avvalersi di iniziative come quella di Science-Based Targets (SBTi)3, lanciata da CDP (Carbon Disclosure Project), Global Compact delle Nazioni Unite, World Resource Institute (WRI) e World Wildlife Fund (WWF). Nell’ambito di questo progetto congiunto è stato recentemente presentato un primo standard di riferimento per la neutralità del carbonio, per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Metodologie di allineamento, strumenti tecnici, criteri, guide pratiche, ecc, gli attori dispongono di un quadro completo per fissare obiettivi adeguati alle loro attività. Un’ulteriore leva è determinante: la certezza di fornire dati tangibili che facilitino l’individuazione, da parte degli investitori, delle aziende realmente impegnate nella transizione energetica.

Crediti di carbonio per compensare le emissioni

Il secondo aspetto di ogni ambizione per la neutralità del carbonio è la compensazione. Per un’impresa si tratta di finanziare uno o più progetti volti a ridurre o a catturare le emissioni di CO2. Come EcoAct, alcune aziende hanno sviluppato un know-how riconosciuto in questo ambito, oggi ampiamente utilizzato sia dalle organizzazioni private che dalle autorità regionali/locali. “Le strategie sono essenzialmente locali, ma se si vuole raggiungere un equilibrio in termini di emissioni, è essenziale supportare i paesi in via di sviluppo”, sottolinea Arnaud Doré. “Avere una strategia net-zero per combattere il cambiamento climatico implica essere coinvolti in progetti che generano crediti di carbonio.” Dalla diminuzione dell’utilizzo del carbone proveniente da foreste alla preservazione dei pozzi di assorbimento del carbonio e alla protezione degli ambienti marini, la gamma di possibilità è ampia in termini di compensazione delle emissioni.

Anche se il mercato volontario dei crediti di carbonio dovrebbe raddoppiare negli ultimi due anni, recentemente si è verificata un’evoluzione potenzialmente decisiva. Molti esperti ritengono che uno dei progetti più interessanti della recente conferenza COP26 di Glasgow riguardi il riconoscimento – atteso dalla COP21 – di un mercato internazionale regolamentato dei crediti di carbonio; la possibilità di scambiare, sotto forma di asset, le riduzioni dei gas a effetto serra, escludendo il rischio di doppi conteggi. Concretamente, ciò significa che qualsiasi paese o società che non sia in grado di raggiungere i propri obiettivi ambientali ha la possibilità di acquistare crediti di carbonio, generati altrove per integrarli nei propri bilanci ambientali. Un punto essenziale è che per essere “autorizzati” questi crediti di carbonio devono essere certificati da un organismo di controllo delle Nazioni Unite.

Per quanto preziosa possa essere, la compensazione è una soluzione necessaria ma non sufficiente nella sfida della transizione. Come riassume Arnaud Doré: “Piantare alberi in Francia non può essere l’unica soluzione. Aumentare la nostra capacità di assorbire le emissioni e preservare gli ecosistemi in tutto il mondo – riducendo drasticamente le nostre emissioni dirette e indirette a livello nazionale – è decisamente meglio.”

Al centro di net-zero: una strategia per ridurre le emissioni

Questa constatazione è condivisa da tutti i principali attori nell’ambito delle zero emissioni nette. Come l’Agenzia per la transizione energetica (ADEME) in Francia, che sottolinea il fatto che “impegnarsi per la neutralità del carbonio non significa cercare un risultato statico. È una sfida concreta che richiederà una visione di lungo termine e un’azione costante nel tempo4.” L’impegno a favore di questo programma di miglioramento continuo passa attraverso un’ampia gamma di misure: ridurre il più possibile il consumo di energia fossile, limitare il trasporto di merci e i viaggi di lavoro dei dipendenti, tutelare lo stoccaggio di carbonio esistente nelle foreste e nel suolo. La valutazione iniziale delle emissioni di carbonio di un’impresa dovrebbe rappresentare la base per un piano di riduzione che preveda obiettivi di breve, medio e lungo termine per le principali aree di emissione.

Un’altra dimensione chiave da non sottovalutare è la necessità di sviluppare una vera e propria cultura ambientale all’interno dell’azienda, il che significa sensibilizzare e formare i dipendenti sull’argomento. Questa leva è particolarmente importante per le PMI – imprese con meno di 250 dipendenti, che rappresentano quasi il 90% delle imprese nel mondo5. Per queste aziende, la sfida climatica si pone generalmente in termini diversi da quelli dei grandi gruppi. Si tratta soprattutto di tematiche legate alla qualità dell’aria, alla gestione dei rifiuti e ai trasporti, piuttosto che relative alla riduzione delle emissioni globali. Inevitabilmente, vi sono difficoltà tecniche e finanziarie da superare e obblighi giuridici da rispettare. Ma come i manager delle grandi aziende, anche i responsabili delle PMI devono tener presente che avviare una vera e propria transizione energetica rappresenta una scelta strategica per il futuro delle aziende nel lungo termine.

Note —
1. https://www.pwc.fr/fr/espace-presse/communiques-de-presse/2021/janvier/pwc-net-zero-economy-index.html
2. https://web-assets.bcg.com/86/d8/0532a17246b888265292f56ef998/gamma-ai-emissions-211011.pdf
3. https://sciencebasedtargets.org/
4. https://www.ademe.fr/sites/default/files/assets/documents/avis-ademe-neutralite-carbone-2021.pdf
5. https://www.worldbank.org/en/topic/smefinance