Istruzione, un processo di apprendimento permanente

Istruzione, un processo di apprendimento permanente

Istruzione, un processo di apprendimento permanente 1024 574 Trendsformative

L’apprendimento permanente è una delle soluzioni che contribuirà a risolvere il problema del disallineamento delle competenze nei Paesi sviluppati. Per diversi motivi, tra cui i cambiamenti tecnologici che interessano l’economia e l’invecchiamento della popolazione, assumerà un ruolo sempre più determinante e diventerà un imperativo economico.

La questione del “disallineamento delle competenze”

Negli ultimi anni le condizioni del mercato del lavoro sono nettamente migliorate nei Paesi sviluppati, prova ne sia il forte calo della disoccupazione.
Ciò detto, permangono comunque dei problemi strutturali come il disallineamento tra la domanda e l’offerta di competenze. Gli imprenditori fanno fatica a trovare il personale dotato delle competenze che a loro servono. Quando viene loro chiesto qual è il problema più grave che si trovano a dover affrontare, le piccole imprese americane ed europee1 rispondono che non è né l’assenza di domanda, né l’eccessiva regolamentazione, né la tassazione troppo alta, ma la difficoltà a reclutare personale con le competenze adeguate.

Negli Stati Uniti ci sono meno di sei milioni di disoccupati, ma oltre sette milioni di posizioni aperte.”

Uno dei motivi per cui la disoccupazione non scompare del tutto in un contesto così favorevole è che i disoccupati non possiedono le competenze richieste dai datori di lavoro. Questo fenomeno è chiamato “skills mismatch” (disallineamento tra domanda e offerta delle competenze).

La formazione permanente è una delle soluzioni per affrontare questo problema. Come vedremo di seguito, i mega-trend accelereranno la necessità di avere una formazione permanente.

L’aumento dell’aspettativa di vita farà lievitare la richiesta di formazione permanente

Visto l’aumento dell’aspettativa di vita e vista l’esigenza di finanziare le pensioni di anzianità, i governi potrebbero decidere di aumentare gradualmente l’età di pensionamento. In Giappone, il Primo ministro Shinzo Abe ha dichiarato che una delle priorità del governo per i prossimi anni sarà quella di consentire alle persone di lavorare più a lungo e di andare in pensione dopo i 70 anni.

Nel Paese del Sol Levante, il tasso di partecipazione (percentuale di popolazione occupata o impegnata a ricercare attivamente un lavoro) di chi ha più di 65 anni è cresciuto di oltre 5 punti dalla fine del 2010 e ora riguarda quasi il 25% della popolazione. Nel complesso, l’invecchiamento della popolazione comporterà un allungamento della vita lavorativa. Dai primi anni del Duemila si è assistito negli Stati Uniti a un aumento costante del tasso di partecipazione delle persone che hanno più di 70 anni. L’Organizzazione internazionale del lavoro prevede che da qui al 2030 il tasso di partecipazione degli oltre 65enni aumenterà in modo significativo negli Stati Uniti, nel Regno Unito o in Germania. L’allungamento della presenza sul mercato del lavoro implicherà soprattutto maggiori cambiamenti nel corso della carriera, con trasferimenti da un posto all’altro nella stessa azienda, da un’azienda all’altra, da un settore all’altro.2 Le riconversioni saranno più frequenti e nella maggior parte dei casi richiederanno l’acquisizione di nuove competenze. Nel rapporto The Future of Skills and Lifelong Learning pubblicato dal Government Office for Science, un organo consultivo del governo britannico, si dice che: “La sicurezza economica non deriverà dall’avere un lavoro tutta la vita ma dalla capacità di mantenere e rinnovare le competenze necessarie attraverso una formazione permanente.”

I cambiamenti tecnologici accelereranno l’”obsolescenza delle competenze”,

ovvero le competenze diventeranno progressivamente obsolete e meno in linea con le esigenze delle imprese. Nel gergo degli economisti si parla di “erosione del capitale umano”. Il CEDEFOP (il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale), un’agenzia dell’Unione europea, spiega che l’ “obsolescenza delle competenze” è la conseguenza della ristrutturazione dell’industria e dell’evoluzione delle richieste di competenze in settori che ricorrono in modo massiccio alle nuove tecnologie, come ad esempio il settore informatico e quello della comunicazione, il settore finanziario e quello delle attività scientifica, in cui le competenze possono diventare ben presto antiquate.

Nell’Unione europea il 46% degli adulti occupati ritiene probabile, o molto probabile, che nei prossimi cinque anni molte delle loro competenze diverranno obsolete. “

La consapevolezza riguardo all’obsolescenza delle proprie competenze sta alimentando la richiesta di formazione durante la propria carriera, e ciò vale soprattutto per i settori che si basano in larghissima misura sugli strumenti informatici. Per i dipendenti di vecchia data, la mancata partecipazione ai corsi di formazione comporta una maggior probabilità di perdere il lavoro.3 Inoltre, la sostituzione totale o parziale di molte mansioni da parte dell’automazione aumenta e/o aumenterà la necessità di formazione nel corso della carriera perché i dipendenti dovranno adattarsi alle nuove funzioni o persino ai nuovi settori di attività. L’OCSE stima ad esempio che il 14% dei lavori nei Paesi OCSE sia automatizzabile e che un altro 32% potrebbe subire profonde modificazioni.4

A livello globale, con l’automazione e la robotizzazione alcuni lavori spariranno e ne nasceranno di nuovi. E quel che più conta, le competenze di domani saranno diverse da quelle di oggi. In base ad alcune stime, un terzo dei dipendenti americani dovrà cambiare lavoro entro il 2030 se l’automazione sarà molto rapida (Mc Kinsey). Un tale fenomeno aumenterà il bisogno di formazione permanente e la ripresa degli studi.

La formazione permanente diventerà sempre di più un imperativo economico per via dei cambiamenti tecnologici e dell’invecchiamento della popolazione. L’istruzione non formale si sta sviluppando rapidamente in Europa. La presa di coscienza da parte dei governi occidentali riguardo alla necessità della formazione permanente dovrebbe favorirne ulteriormente la crescita.

— Juliette Cohen & Bastien Drut, Strategist, CPR AM

Note —
1. NFIB survey for the US and the SAFE survey from the ECB for the Eurozone.
2. Si veda ad esempio il libro “The 100-year life” di Lynda Gratton e Andrew Scott.
3. Allen J. e A. De Grip, 2012, “Does skill obsolescence increase the risk of employment loss ?”, Applied Economics.
4. “Putting faces to the jobs at risk of automation”, OCSE, marzo 2018.

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